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L'approssimarsi della solennità di Tutti i Santi e della Commemorazione dei fedeli defunti ci porta a ripensare al come viviamo. Ognuno di noi è in viaggio: il viaggio della vita. Ognuno di noi, si voglia o no, è un pellegrino di questa strada. La nostra crescita è un percorso a volte molto lungo e a volte molto corto, e, si voglia o no è contraddistinto da due debolezze fondamentali: quella del bimbo bisognoso e quella del morente bisognoso. Si cresce per concludere. Sul piano dell'attività, della fisicità, c'è un crescendo seguito da un decadimento, mentre per quanto riguarda il cuore e la saggezza si può invece intravvedere una crescita continua. Nella crescita del cuore si registrano, come per la crescita fi sica, degli stadi fondamentali: da bambino si vive dell'amore e della presenza, da adolescente si vive di "pazza generosità", di speranze, da adulto ci si rende conto che è necessario l'impegno, la responsabilità e della fedeltà, e da anziani si ritrova il tempo della fiducia e dell'effettiva saggezza. Quando non si è incapaci di grandi attività, si ha il tempo di guardare, osservare e anche di perdonare. Quante vite di Santi, quante vite di nostri fratelli e sorelle passati all'eternità hanno dimostrato il senso della vita umana che è sostanzialmente l'accettazione della realtà. Hanno dimostrato che vivere non è solamente fare e correre, ma è anche accogliere ed amare. Tra ognuno di questi passaggi ci sono degli ostacoli da superare. La vita umana è questo viaggio, questo cammino, questa crescita verso un amore più realistico e più vero; è un viaggio verso l'unità. Crescere vuol dire emergere a poco a poco da una terra dove la nostra visione è limitata, dove siamo governati da una ricerca di piacere, dalle nostre simpatie e antipatie, per camminare verso l'oltre, verso un amore universale, in cui ameremo tutti gli uomini e desidereremo la loro fedeltà. È quando ci si rifiuta di crescere, e potrebbe succedere anche ad età avanzata, che si creano tensioni, perché crescere come comunità implica la crescita di ogni persona. Ci sono tanti che resistono ai cambiamenti, rifiutano l'evoluzione. Alcune male lingue dicono che la Chiesa comincia nel mistero e termina nell'amministrazione. Non è del tutto falso, purtroppo! La sfida di chi cresce è di adattare le sue aspettative, i suoi ritmi perché siano al servizio della crescita delle persone, degli scopi, e non al servizio di una tradizione da conservare e ancora meno di un'autorità o di un prestigio da preservare. La sfida che ci deve coinvolgere tutti è lavorare sodo in funzione dello spirito. Comunità, comunione dei Santi vuol dire innanzitutto comunione di cuore e di spirito, relazioni, ma la relazione implica che si risponda al grido anche di coloro che non sono al passo, che si sia responsabili di queste persone. Un fatto senz'altro esigente. Questo implica uno stile di vita, un atteggiamento, un modo di vivere e di guardare la realtà in una prospettiva diversa che richiama ciascuno alla fedeltà fondativa. Santi non si nasce, ma si diventa. E lo si diventa solo quando si accetta di non fare grandi cose, di non essere degli eroi, ma di vivere ogni giorno con una speranza nuova, come i bimbi guardano con meraviglia il sorgere del sole e sanno ringraziare al suo tramonto. Non si diventa santi se non quando si è riconosciuto che la grandezza dell'uomo è nell'accettare la sua piccolezza, la sua condizione umana, la sua terra, e nel rendere grazie a Dio per aver messo in un corpo limitato, quello umano, dei semi di eternità che si manifestano attraverso piccoli gesti quotidiani d'amore e di perdono. Una sfida per crescere... in Santità.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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