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In questi giorni che ci separano dal Natale visito spesso persone ammalate, impossibilitate a recarsi in parrocchia. L'altro ieri mi è capitato di chiedere ad una persona che visito da ormai tanto tempo perché avesse un'aria tremendamente imbronciata, malinconica. Le ho confidato: "Mi piacerebbe vederla sorridere, qualche volta...". La sua riposta mi ha lasciato senza parole: "Le pare che ci siano tanti motivi che ci autorizzano a sorridere in un mondo così malvagio in cui purtroppo devo vivere?". E pensavo tra me e me: arriva il Natale. Sì, speditamente si avvicina il Santo Natale, e da quel che si vede in giro, e si sente, il brontolio su ciò che non va e che invece potrebbe andare sovrasta ogni discorso. Hai voglia di tentare di parlare di quell'invito di Paolo, "state sempre lieti", indirizzato alla comunità cristiana di Tessalonica che certamente non brillava e non era meglio sistemata di noi. Certamente io, come altri, sono convinto che di ragioni che autorizzano la gioia non ce ne siano molte; tengo occhi ben aperti e orecchie drizzate e certi spettacoli miserandi non mi sfuggono. Non ignoro il male presente nel mondo, nelle nostre città e comunità, che assume talvolta forme urtanti e rivoltanti, né, tantomeno, ignoro il cumulo spaventoso di sofferenze che si abbatte quotidianamente su tanta brava gente: le tragedie, le calamità naturali, le violenze e le ingiustizie di cui sono vittime un numero spropositato di persone. Tuttavia, penso che almeno un motivo per essere lieti esista ed è quello decisivo per noi cristiani: il Signore non ci ha ancora abbandonati, non si è, finora, stancato di noi. Al contrario, si fa largo attraverso un'infinità di miserie, per portare il lieto annuncio a tutti i disgraziati della terra. L'anno di misericordia del Signore, il nostro Signore, non è mai scaduto, ha sempre l'etichetta di validità: ogni anno è l'anno di misericordia, e ogni giorno è un giorno di misericordia. Penso che talvolta l'insoddisfazione generale che ci pervade risieda nell'incapacità di ammettere che nessuno di noi umani è salvatore del mondo, dell'umanità, che quel ruolo sia già ricoperto da un Altro, che dispone di mezzi assai potenti, una su tutti la Croce. In fondo, quei credenti perennemente accigliati, mesti, musoni, smorfiati, indispettiti, danno eccessiva importanza a ciò che fanno loro, e non sono attenti all'azione di Dio che si sviluppa attraverso canali e strade normalmente "sotterranei". Suvvia, trasformiamolo in sorriso almeno a Natale quello sguardo "contro". Non ci vuole molto a vedere unicamente le devastazioni del male; più coraggioso è vedere il bene che opera silenziosamente e grazie, anche e soprattutto, a piccoli gesti. La grazia non solo contrasta l'opera del Nemico, ma prevale decisamente su di essa, l'amore si rivela più forte dell'odio, il profumo del bene ha il potere di risanare anche l'aria più pesante. A tutti i piagnoni, con e senza abito religioso, dico: tra poco sarà Natale, andremo insieme ad adorare un bambino che porta il "lieto annuncio". Lui sa, meglio di ciascuno di noi, in che razza di mondo viene ad abitare. Eppure, appare con un sorriso, che è come una carezza spalmata su tutte le nostre miserie, sulle nostre piccolezze, rivalità, sulle nostre piaghe. Tendiamo l'orecchio: gli angeli non suonano le campane a martello, ma cantano una melodia che dice la grande gioia. Chiniamoci, prepariamoci a farlo, su quel Bambino e poniamo a lui la domanda che quella persona ha buttato in faccia a me. Si faccia dire da Lui se ci sono motivi per sorridere. Magari la Madre, con la luce e la contentezza del volto, farà da interprete e da suggeritrice privilegiata.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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