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In questi giorni assistiamo, come era prevedibile, che da più parti si venga a dire a noi cristiani come ci si debba comportare nelle scelte anche civili e, ancor peggio, ci si venga ad insegnare cosa sia la gioia e la felicità. Lungi da chi scrive assumere un atteggiamento di chiusura, ma penso sia necessario chiarire qualche concetto. Per essere veri testimoni della gioia, dobbiamo noi cristiani scendere in lizza e accettare la sfida del mondo proprio sul terreno concreto della gioia. Intendo: la gioia qui, adesso, su questa terra. Non la felicità eterna, del dopo... Rifiuta il confronto chi si rifugia immediatamente nell'"altra vita", chi punta esclusivamente al Paradiso. Quasi dicesse: rinuncio alla gioia su questa terra ma, in compenso, avrò la felicità nell'aldilà. No. Il confronto con il mondo va accettato sul terreno dell'oggi. La controsfida è precisamente questa: possiedo la gioia su questa terra, anzi mi sento la creatura più felice di questo mondo, in fatto di gioia non temo confronti con nessuno e, per di più, ho una speranza fondata di non mancare l'appuntamento con la felicità eterna. Sembra troppo? A me pare proprio di no. Chi ha compreso il cristianesimo in tutte le sue dimensioni, chi si sforza di realizzare l'ideale cristiano in tutte le sue esigenze, non può non ragionare così. Tante persone, anche accanto a noi, ci considerano come i nemici della gioia (ed è inutile dirlo che spesso gliene abbiamo off erto i pretesti). Ci accusano, talvolta in maniera maldestra, di aver listato a lutto la creazione intera. Normalmente ci vedono come dei "menagramo". Nelle migliori delle ipotesi, si attaccano a noi nei momenti di dolore della loro vita. Ma, alle loro feste, la nostra presenza non appare opportuna, fa problema, sembra stonata, li mette a disagio. Il mondo, anche qui a Carpi, si è arrogato il monopolio della gioia. E noi, si voglia o no, dobbiamo contestarglielo, dobbiamo strapparglielo di mano. Troppi considerano il messaggio di Cristo come il più terribile nemico della loro gioia. I comandamenti non sarebbero altro che la tomba del godere umano. Cristo un guastafeste, e noi insopportabili collaboratori del mestiere di guastafeste. Per riprender un paragone famoso, Gesù sarebbe come l'aratro che viene a sconvolgere la tana dei topi. Tanti uomini possiedono e vivono secondo la concezione della vita come una tana. Tappati dentro, murati a rosicchiarsi avidamente i loro "nutrimenti terrestri", pronti a difenderli con le unghie se qualcuno osasse allungare la mano. Ebbene. Noi dobbiamo dimostrare, concretamente, e magari con piccoli ma concreti gesti, che il Cristo ha una sola ostinata pretesa: la pretesa della nostra gioia. Qui, su questa terra. Non è per nulla un guastafeste. E se viene, col Suo aratro, a sconvolgere le nostre tane, è soltanto perché ci ama troppo e non può tollerare che ci accontentiamo di un assaggio piccolo, piccolo di gioia. Lui, che ha fabbricato il nostro cuore, sa che certe "cisterne screpolate" sono desolatamente insufficienti per la sua sete. Il mondo promette la felicità. Ogni "parte" promette la sua felicità, garantisce a chiacchiere di trasformare la vita in una festa continua e colossale. E gli uomini si precipitano ad appendere al gigantesco cammino del mondo le loro calze.... E al mattino corrono a ritirarle. Magari trovano il dono del piacere dei sensi, o un malloppo di biglietti da 50 euro. E noi? Non possiamo limitarci a squalificare sdegnosamente quei poveri cartocci. Dobbiamo aprire i nostri pacchi e accettare il "confronto della merce". Non possiamo limitarci a squalificare certi prodotti. Dobbiamo dimostrare che i nostri prodotti offrono una maggiore garanzia di gioia. La contestazione, si voglia o no, col mondo deve avvenire su questo terreno pratico. La gioia legata alla carriera? Salire, farsi strada, conquistare una posizione? Noi dimostriamo che si può essere felici anche "scendendo". La felicità del sesso? Noi dimostriamo, con la nostra vita, che la felicità è legata all'amore, non al sesso. La gioia dell'avere? Noi opponiamo una gioia di qualità e di intensità infinitamente superiore: la gioia dell'essere. E potremmo continuare! Insomma, dobbiamo dire chiaramente che non siamo contro la gioia. Siamo contro le gioie troppo piccole, fragili e delicate. Siamo contro i surrogati della gioia...
Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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