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Cessata la battaglia di una campagna elettorale brutta, giocata tutta sul mi piace o non mi piace, c'è ora da sperare che i partiti, i movimenti, ritornino alla necessità di dare una risposta pensata ai problemi del Paese. E la battaglia elettorale appena consumata ci ha dato l'esempio di come il confronto in politica sia quasi un sogno, preferendo, manco a dirlo, il combattimento fine a se stesso riuscendo a negare le singole identità, le specificità e pluralità necessarie oggi più che mai per un leale e costruttivo servizio per il bene del Paese. Sarà possibile dimostrare che si può collaborare al fine di ridare fiducia ai tanti, specie giovani, disorientati? Ne abbiamo viste proprio di tutti i colori: rosari in piazza, sparatorie nelle strade, l'antifascismo gridato e imposto a città in realtà ostaggio degli stessi antifascisti, paura sociale tangibile dal nord al sud di questo nostro Paese. E l'equità dove la si è lasciata? In ogni tempo l'uomo ha proposto le sue verità; ma ora viviamo tempi in cui è difficile credere perché abbiamo abusato di tale accezione contraddicendola oltre misura. Ma c'è poi la verità più vera, quella della fede: "Io sono la via, la verità, la vita", frase evangelica alla quale viene rimandata ogni esperienza ed ogni ragione non determinabili. I credenti, si spera, fanno tesoro del Vangelo e lo vivono come meglio possono con discrezione; ma sono ormai troppi coloro che lo sbandierano e le loro parole hanno il colore di una visibile menzogna. C'è chi consuma dentro di sé il dolore e la durezza della vita e c'è chi cerca di fare ostentazione presentandosi con Rosario e Vangelo, mascherando l'ipocrisia di una propria visione goffa e deformata della vita stessa. Campioni di mancate verità, vendute come tali, si rincorrono in ogni dove costantemente e lo spazio per il confronto delle idee, dei propositi, delle rivendicazioni, è cosa ormai dimenticata. Da più parti si è agitata una demagogia puritana, si è tenuto a diffondere il morbo di una presunta onestà dimenticando la sincerità, la sana e virtuosa sincerità che spiani il posto all'esercizio di una cultura politica fatta da obiettivi e da programmi credibili che rendano credibile la stessa politica e i politici agli occhi del popolo italiano. Quali obiettivi intendono perseguire? L'inganno, i carrozzoni parassitari, la corruzione sono destinati a durare sempre? Il popolo vi si deve rassegnare? E' qui che ci vuole il coraggio della verità, per ridare fiducia, per fare ripartire la vita di un popolo. Allora la politica crea cultura. Delle lotte partitiche, delle risse tra singoli, delle chiacchiere da comizi o parlamentari, ormai la gente si è ben stufata. Qualche pollo da ingozzare con le parole o i paroloni ci sarà sempre, ma non è quella la cultura politica. I comizi per le strade e le manifestazioni di piazza di ogni genere ormai possono interessare qualche migliaio di persone, talvolta anche 10 o 100 mila, ma ai 60 milioni di cittadini interessano fatti, non urla e chiacchiere. E non si seguiti, anche dopo il voto di domenica, a raccontare il bla bla che ormai conosciamo a menadito: non si parli, per cortesia, di ingovernabilità, di nuove elezioni, di nuova legge elettorale, si rifletta come si siano spesi per mesi e mesi soldi pubblici perché il popolo eleggesse questo esercito di persone. Alla fine della fiera, alla gente non interessa che capo del Governo sia Renzi, Berlusconi, Salvini o Di Maio o chiunque altro, ma che chi governa lo faccia con giustizia, equità e rispetti i diritti di tutti, combatta le ingiustizie, le ruberie, gli imbrogli e le violenze e promuova il bene comune come lavoro, sanità, famiglia, valori umani del nostro popolo. É lecito sperare in questo?

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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