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Caro amico lettore, mi rivolgo direttamente a te, è Pasqua e voglio fare un'eccezione, voglio collocarmi di fronte a un tu, il che non è del tutto scontato. Pasqua ci parla di "corse"... Maria Maddalena, Pietro, Giovanni corrono. Possiamo solo immaginare il passo diverso che anima i primi testimoni della Resurrezione. Certamente Maria Maddalena ha un passo tipico di chi si reca al cimitero e, certamente non si corre quando si ha un appuntamento con la morte, così come non si corre quando si è coinvolti in un corteo funebre. É un passo, presumibilmente, pesante, faticoso, rassegnato, di una persona che si è vista strappare via l'avvenire e si porta dietro solo ricordi e rimpianti del passato. Ma di fronte all'imprevedibile di una tomba vuota ella corre verso gli amici di Gesù. A loro volta, Pietro e Giovanni si mettono a correre, e i testi ci dicono che Giovanni corre più veloce di Pietro e arriva per primo al sepolcro. Tutti corrono ieri come oggi, si fa confusione quando succede una disgrazia, cercando ognuno di rendersi utile in qualche modo. Ma nella nostra Pasqua la disgrazia è toccata alla morte, dopo essersi azzuffata con la Vita, ed è successo qualcosa di irreparabile proprio a lei, che sembrava, e sembra, padrona assoluta, dominatrice incontrastata da sempre, abituata ad avere immancabilmente l'ultima parola. E tu, caro lettore, corri? Siamo abituati ad andare in Chiesa a "fare Pasqua", ma spesso e sovente ci osserviamo gli uni con gli altri come persone sagge, prudenti, controllate, che non si affannano e che comunque sono rassegnate di fronte alla morte. Si fa Pasqua con una certa compostezza, cercando di darsi un certo contegno, di assumere una certa aria perbene, di apparire cortese, garbato. Non succede niente. Tutto in ordine, previsto e prevedibile. Nessuna sorpresa. Ma se una pietra, che sigilla una tomba, non sta al suo posto, niente è più al suo posto! Se non c'è ordine neppure al cimitero, allora davvero ogni cosa è sconvolta, cambiata! Se persino i segni intoccabili della morte sono stati manomessi, non ci si ritrova più da nessuna parte. Carissimi, le cosiddette "pulizie di Pasqua" sono diventate una scadenza inevitabile, anche per la nostra anima, la nostra spiritualità. La Pasqua non è un momento di ordine, ma di disordine. La Resurrezione del Signore è perturbatrice dell'ordine che abbiamo stabilito noi. A Pasqua si realizza un capovolgimento totale: abitudini, tradizioni, leggi, necessità, esigenze delle più disparate, sono sparpagliate. Accetta, accettiamo questo disordine. Se una pietra tombale non è più al suo posto, se nemmeno un cadavere sta là dove era stato sistemato, se anche Maria di Magdala ha la sensazione di perdere due volte colui che ha seguito ed amato, allora l'unica maniera di essere "ragionevoli", a Pasqua, è quella di perdere la testa! E il segno visibile che dice che hai perso la testa per chi ti sta accanto è la gioia. Non una gioia qualsiasi ma la gioia pasquale. A Pasqua non è consentito circolare con addosso la maschera della gioia di circostanza, ci vuole una gioia totalmente nuova, diversa, mai vista, espressione di un mondo nuovo. Non uno dei tanti sorrisi devoti, ci vuole il "riso pasquale", qualcosa di provocatorio, se vuoi di irriverente, di cui la morte ha paura. Lasciati portare via il tuo Dio triste, lascia che altri vadano a trovarlo, con passo lento e ritmato, al cimitero. Abbandona il mesto corteo e unisciti al gruppetto di testimoni che si confondono per le strade a riferire l'unica certezza: "Cristo è Risorto". Un ultimo consiglio: lascia vuoto quel sepolcro. Le donne, gli Apostoli, non vi hanno trovato nulla, nient'altro che un'assenza. Lasciati alle spalle la stanchezza, la sfiducia, la disperazione e mettiti a correre sulla via della speranza e dell'umanità, portati addosso soltanto il peso dell'avvenire. A Pasqua, la nostra Pasqua, Gesù Risorto non ci restituisce una reliquia del passato, infatti la tomba è vuota, ma rende presente l'avvenire! Buona Corsa e Buona Pasqua!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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