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Colpisce sempre accorgersi di come anche chi non sia credente, abbia comunque in sé delle esigenze di giustizia, di libertà e di amore, che sembrano proprio ispirarsi allo spirito cristiano, che spesso si rifiuta. Perché in molti scatta la negazione di Dio? Io penso che, almeno per chi si interroga con sincerità e buona fede, ci possa essere tra le varie risposte, questa: la mediazione umana. Ed è un po' quello che è emerso e che sta emergendo nel dibattito dei ragazzi coinvolti per il Sinodo dei giovani. Voglio dire che talvolta Dio viene presentato in modo poco amabile, come nemico della libertà e della felicità umana, e questo ci interroga sulla qualità della nostra testimonianza e soprattutto della nostra vita. Infatti, leggevo che "non si va ad evangelizzare, ma si evangelizza mentre si va e mentre si vive" e lo stesso concetto l'ha ribadito il Papa qualche tempo fa ad Assisi: "Che gli agnostici non riescano a trovare Dio, dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio". Queste sue parole mi hanno fatto tanto riflettere su come sia importante dare una testimonianza credibile, anche in piccole cose: nessuno può credere e convertirsi ad un qualcosa che viene predicato, ma non praticato, e se Gesù si è incarnato, credo sia proprio per insegnarci a "materializzare la vita cristiana", a rendere il nostro essere credenti qualcosa di "incarnato", come Lui. In effetti c'è in ogni uomo un fondo comune, un desiderare le stesse cose (pace, amore, libertà, felicità), che secondo me è la più forte prova dell'essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio comunque; che lo si sappia o no, che lo si accetti o no. All'improvviso mi sono reso conto dell'immensa fortuna che ho avuto nel conoscere persone, che per il modo di vivere, erano davvero cristiane; è proprio vero che "la fede ci fa credenti, la speranza ci fa credibili e la carità ci fa creduti" (Tonino Bello). Se esiste un "nemico esterno", la cattiva testimonianza di alcuni, dobbiamo pure prendere atto che esiste un "nemico interno", lo scoraggiamento per quello che non cambia, negli altri, ma anche e forse, soprattutto, in noi. La Santa Pasqua dovrebbe aiutarci a superare ogni e qualsivoglia tentennamento, e se sembra talvolta così difficile seguire Dio, è perché ci sentiamo sprovvisti di quelle belle virtù che dovrebbe avere ogni buon cristiano. Perché appena cerchiamo di fare qualcosa di positivo, cento dubbi si affollano nel nostro cervello, ritardando, e a volte, paralizzando l'azione. Eppure si deve imparare che il segreto è guardare a Lui. Non le onde che ci circondano. Accettare di camminare così, "sospesi" sulle onde, credere e conseguentemente agire sapendo che la nostra vita è nelle Tue mani. E che Ti importa "che nessuna muoia", anche se a noi sembra che dormi. A volte ci disperiamo, perché vorremmo sapere fare grandi cose, magari anche in campo spirituale. E, sbagliando, ci paragoniamo ad altri, sentendoci migliori, ma molto più frequentemente, peggiori. Per ogni uomo, credente o no, è sempre molto bello incontrare l'amore, perché è quella "benzina" che alimenta il viaggio della nostra vita, un amore che è contemporaneamente verticale ed orizzontale. Orizzontale, perché questo amore è fatto da chi ci sta intorno, da chi vive e condivide con noi la nostra vita. Ma è anche e soprattutto verticale, perché viene direttamente da Dio e passa attraverso quella vita concreta ma così trasparente che è la vita spirituale. Se dalla preghiera, dai sacramenti, dalla messa, dalla lettura della parola di Dio, dall'adorazione e da ogni altra cosa che riguarda la nostra fede, noi non usciamo con addosso questo amore, allora c'è qualcosa che non funziona. Incontrare Lui, riconoscerlo accanto a noi, vale più di ogni altra cosa.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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