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E arriveranno fiumi di parole a commento dell'esortazione di Papa Francesco sulla Santità. Un documento che ci parla della famiglia ampia e numerosa di Gesù: i santi. Col senno di poi la sua "cerchia" si è allargata nel corso dei secoli in maniera inimmaginabile. Nessun censimento, nessuna statistica, nessuna schedatura riusciranno mai a darne effettivamente ed esaurientemente conto. Di certo una famiglia che fa e non dice. Non chi presenta o impone la volontà di Dio, ma chi l'ha compiuta in proprio, o almeno ci ha provato. Chissà quante persone, oggi, nel mondo, fanno la volontà di Dio senza nemmeno esserne consapevoli, comunque senza sentirsi personaggi eccezionali, santi in pectore. Senza giudicare gli altri, senza discriminarli, senza ritenersi superiori a nessuno. Lo sguardo, le riflessioni di Papa Francesco sull'esercito dei Santi, sono carichi d'amore. Nessuno è escluso. Anch'io, anche ciascuno dei lettori, può essere del numero. Ognuno di noi infatti ha la possibilità di diventare in un certo senso "amico" di Gesù, o, ricordando il passo di Marco 3,20-23: "girando lo sguardo su quelli che stavano seduti attorno disse: 'Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre'"; "madre di Gesù", e non solo fratello o sorella. Dentro di noi, attraverso una lenta e travagliata gestazione, può nascere la fi gura dell'uomo nuovo, di un'umanità nuova. Appartenendo a questa famiglia sterminata, partecipiamo della forza stessa di Cristo, ossia di Colui che scardina il regno del male. Allora, anche nella nostra lotta contro il male ci sentiamo sostenuti dall'energia del "più forte". Si conclude così, con una inaudita possibilità off erta a chiunque sia disposto a compiere la volontà del Padre, una pagina decisamente nuova del Vangelo, che ogni cristiano è chiamato a scrivere con la propria vita. E allora, su con il morale! Ma l'esortazione di Papa Francesco pone ben altri interrogativi e prospettive di riflessione. D'accordo l'uomo al centro. D'accordo la sacralità della persona. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di porci alcune domande "insolenti": l'uomo vuole veramente la santità? L'uomo vuole veramente la libertà? E, soprattutto, è disposto a pagarne il prezzo? Per caso, non è l'uomo che abdica con estrema facilità alla sua vocazione di santità e si mette a servizio delle cose, della produzione, del guadagno, degli istinti? Non è forse, l'uomo stesso che si rivela incapace di "essere santo", ossia di interrompere la catena, fermarsi; ma, al contrario, sembra provarci gusto ad aumentare la posta in gioco, accelerando la corsa e guai a chi lo ferma? Non è, troppo sovente, l'uomo che cede il posto che il Creatore gli ha assegnato, rinuncia alla propria dignità e alla propria vocazione? E ancora, l'uomo è davvero convinto che il senso della propria vita non sta soltanto nel lavoro? Mi sia concesso: inutile continuare a declamare formule ad effetto, affiggere manifesti solenni, quando il protagonista, cioè l'uomo, non ci sta a interpretare quella parte. La sconsacrazione, più che santificazione, dell'individuo avviene, il più delle volte, con l'incondizionato consenso dell'interessato. É l'uomo che mette a disposizione la propria vita, il proprio essere, il proprio tempo e i propri affetti, per altri scopi che nulla hanno a che fare con la santità. É lui, con molta probabilità, che cede al miglior offerente il "tempio", che è la sua persona, perché vi vengano officiati i riti più indegni dell'insignificanza e della volgarità. Speriamo che le parole consegnate in queste ore da Papa Francesco all'umanità intera offrano a tutti una certezza: Dio sta dalla parte dell'uomo. E gli restituisce tempi, spazi e opportunità di libertà, di vita, di creatività, di amore, di poesia, sottraendolo a qualsiasi impresa del male. Dio è colui che off re possibilità di movimento all'uomo, allarga gli spazi, e non li restringe!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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