Slide background

Questi, si sa, sono i mesi in cui si intrecciano le prime confessioni, le prime comunioni, le cresime. Vorrei esprimere un minuscolo ma tormentoso dubbio che mi assilla ormai da tempo. Mi riferisco all'abitudine ormai consolidata, specie nei ragazzi che frequentano anche le nostre associazioni, i nostri ambienti, che nessuno voglia sentire parlare di peccato e confessione. Si fa un gran parlare della perdita del senso del peccato, che spesso è in stretto rapporto con la perdita del senso di Dio. Penso, al di là di tutto, che il vero problema sia: quale Dio? Il Dio legislatore e giudice implacabile o il Dio che ha scritto la sua Legge nel cuore dell'uomo, e che aspetta dall'uomo una risposta al suo amore infinito, non sul terreno arido, dell'osservanza di un codice - se ancora c'è -, ma su quello fertile e rigoglioso dell'amore? Smarrire il senso dell'amore significa perdere il senso del peccato. E recuperare il senso del peccato equivale a recuperare l'immagine di un Dio che è Amore. E recuperare, di conseguenza, la serietà dell'amore. Si è perso il senso del peccato, o si sono persi i confessori? Sui nostri libri, le nostre riviste si sta ormai da tempo discutendo su peccato e penitenza. Responsabilità individuale o colpe strutturali. Peccato personale, o peccato della società. La confessione che non può ridursi al "bucato dell'anima". Il prete che non deve confondere "senso del peccato" con "senso di colpa". Discorsi, se mi permettete, già sentiti mille volte. Chissà se qualcuno ha il coraggio di denunciare, insieme alla perdita del senso di Dio, di quello del peccato, e di quello dell'amore, anche la perdita... dei confessori. Si ha l'impressione che molti abbiano smarrito la strada del confessionale perché hanno incocciato confessori frettolosi o distratti, implacabili mastini, guardiani ringhiosi e "borbottoni", oppure disinvolti distributori di un perdono facile, a buon mercato, stile "saldi di fi ne stagione", burocrati dell'assoluzione o impazienti funzionari che non vedono l'ora di "staccare". D'accordo si cercano peccatori. Ma si cercano anche ministri della penitenza pronti ad accogliere, ascoltare, capire e compatire. Capaci di strigliare a dovere quelli, o quelle, che portano, con un certo compiacimento, peccati fasulli ed eleganti, e di accorgersi, invece, del peso che grava sul cuore di altri, dei tormenti, drammi veri che agitano il loro animo. C'è un luogo che amo visitare, quando me lo posso permettere: la basilica del Santo a Padova, che diventa per me una sosta obbligata, anche se magari rapida, tutte le volte che passo da quelle parti. Una basilica che mi colpisce ogniqualvolta la osservo: specie in un'area riservata e adiacente in cui brillano a destra e a sinistra lucine rosse o verdi. La gente va sicura verso la lucina rossa, certa che là c'è, a disposizione, il ministro della pazienza di Cristo. Forse è un particolare trascurabile, dirà qualcuno. Ma io sono convinto che la piccola lucina rossa, che dispensa dal fastidio e dall'impaccio ormai diff uso di dovere chiamare per un appuntamento per la confessione, serva a ridare, se non il senso del peccato, almeno la certezza di qualcuno che ti aspetta. Allorché, invece, è difficile trovare un prete disponibile all'ascolto, non c'è da meravigliarsi poi se sono sempre più numerosi quelli che finiscono per convivere tranquillamente con i propri peccati, e quando non ce la fanno più, vanno a sdraiarsi a pagamento sul divanetto di qualche psicanalista, magari da quattro soldi, o che si confessano in stupide e dannose trasmissioni televisive. Peccato, peccato... comprendiamo che peccare è non amare, è calpestare l'amore sperando di poter consegnare questa triste ammissione a qualcuno presente...

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb