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Maggio, a voler bene guardare, è il mese che, grazie alla novità rappresentata dalla primavera, dai colori, dal susseguirsi di ricorrenze significative per ogni cristiano, porta con sé anche il pesante fardello di dover decidere, pianificare circa il futuro. Lo è per ogni madre e per ogni padre che pianificano per i loro figli un nuovo anno scolastico, di attività. lo è per una parrocchia che, fatti i primi consuntivi, dovrebbe pianificare un nuovo anno pastorale. Troppo spesso le nostre scelte sono di corto respiro, miopi, all'insegna della provvisorietà. Siamo abilissimi nel moltiplicare le clausole "liberatorie", le eccezioni, nel concederci scappatoie, inventare pretesti per non onorare le promesse. Disposti ad impegnarci, ma fino a un certo punto. Capaci di pagare il prezzo, purché non si riveli poi eccessivo. Interessati alle proposte di Dio, senza tuttavia escludere la possibilità di esaminare altre eventuali prospettive. Ma con Dio, l'investimento non può mai essere a breve termine. Dopo la decisione iniziale, ne seguono inevitabilmente tante altre. Non illudiamoci di aver deciso una volta per tutte. Non pensiamo di aver scelto una volta per tutte. La decisione iniziale introduce una serie di decisioni conseguenti alla prima, e spesso assai più costose e difficili. Ci sono infatti realtà, che, quotidianamente, rimettono in discussione quelle scelte, chiamano in causa la coscienza, obbligano a precisare la tua posizione, costringono a ribadire, attualizzare la tua scelta. Soprattutto il tuo sì iniziale viene conservato a prezzo di parecchi no detti a cose che pretenderebbero di fartelo smentire o anche, solo dimenticare. Checché ne dica qualcuno, la fedeltà è un sì tenuto fermo da tanti no. Bisogna che ognuno, senza tenere conto di cosa fanno gli altri, compia il suo passo, si impegni a servire, se vero cristiano, Dio. Però la decisione anche di uno solo, diventa sollecitazione, provocazione per gli altri. La fedeltà stessa non è mai un fatto esclusivamente personale. La mia fedeltà può consolidare o intaccare quella degli altri. L'alternativa non è allora tra andarsene o restare, ma tra tirarsi indietro e seguire. La fedeltà non può essere ridotta a semplice "rimanere", nel cosiddetto vivacchiare, nel "prima o poi passerà". Non è solo questione di staticità, di permanenza. Anche se purtroppo parecchi individui confondono la fedeltà con l'immobilismo. La fedeltà è qualcosa di dinamico, è una realtà in movimento. È progresso. È cercare, inventare, scoprire, stupirsi, sorprendere e lasciarsi sorprendere. La fedeltà non è catena, corda al collo, e neppure abito che si continua a portare anche se usurato. Quelli che ricordano, con una punta di nostalgia: "Quando stavamo meglio...". No. La fedeltà non rappresenta la fase successiva all'innamoramento; si può essere fedeli solo se si rimane innamorati. Certo, noi preferiremmo bivaccare in una zona centrale, bighellonare in una terra di nessuno. Chiosare, interpretare, ricamare cavilli attorno al "linguaggio duro". Impegnarci, ma non troppo. Far coabitare, mettere insieme, adottare una soluzione di compromesso. Siamo specialisti nel conciliare realtà inconciliabili. Ma non si possono eludere certe scadenze. Bisogna gettare la maschera e dire da che parte stiamo. La fede, fosse solo anche per dirigere, scrivere su un giornale, è compromettente. Dunque non c'è scampo, si impone una scelta. Occorre decidere. E decidersi vuol dire impegnarsi, al di là del rischio che ogni scelta porta con sé; ma qui il rischio è quello di essere amati da un "più", al di là delle stesse scelte umane.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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