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Nel tempo in cui la stoltezza incoraggia l'inerzia e il mugugno, fosse solo per contestare scelte più o meno condivisibili che possono riguardare anche la festa del patrono di una città, bisognerebbe raccomandare a coloro che intendono essere saggi di trarre profitto, impiegare il tempo presente, anche se non corrisponde ai nostri desideri. Bisognerebbe distinguere tra l'essenziale e gli elementi marginali, tra ciò che ha un valore perenne e ciò che è contingente. L'idea di fondo è quella di un capitale prezioso che tieni nelle mani e che va utilizzato nel modo migliore e più vantaggioso. Ma trattandosi di aspetti che riguardano l'essere e il vivere da cristiani, un altro elemento di saggezza è a dir poco essenziale: interrogarsi su ciò che vuole il Signore da noi in ogni momento. Ce lo raccomanda l'apostolo Paolo nella lettera indirizzata alla comunità di Efeso: "Sappiate comprendere qual è la volontà del Signore" [5,17]. In parole povere, non è possibile riempire l'esistenza con una mercanzia qualsiasi, con un'infinità di stupidate, precisazioni, ma con ciò che desidera il Signore. Precisamente, qual è la volontà di Dio? La vita. E ce lo rivela Gesù stesso: "Io sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza" [Gv 10,10]. Dio desidera vederci vivere veramente. E se gli altri ti dicono: "Lavora, guadagna", Lui esige che ciascuno si prenda il tempo per vivere. Guardando e osservando i nostri ritmi sempre più affannosi e le nostre attività sempre più frenetiche, probabilmente bisognerebbe tradurre il pensiero di Gesù più o meno così: "Soprattutto in aspetti di cose cui vi dedicate, vedete di trovare un po' di tempo per vivere". Tempo di vivere, per un cristiano, che dovrebbe trasformarsi nella decisione di amare la Chiesa. Quella Chiesa che è stata purificata dall'acqua del Battesimo e dalla Parola, e destinata ad apparire davanti a Cristo suo sposo, "tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata"; a noi essa si presenta con qualche ruga di troppo sul volto, e addobbata di un vestito che, per quanto vistoso e perfino un po' ricercato, non riesce a nascondere alcune smagliature e non poche macchie. Non dobbiamo aspettare, per amare la Chiesa, che questa diventi la Chiesa dei perfetti. Non lo sarà mai. Non bisogna confondere la Chiesa dei nostri sogni con la Chiesa fondata dal Cristo e sul Cristo. Occorre rendersi conto, senza farne un dramma ed evitando di scandalizzarsi più di tanto, che la Chiesa rivela, ma anche nasconde, Dio. Lo manifesta, ma in certi momenti, lo oscura. Lo presenta, ma talvolta lo allontana. Costituisce un aiuto sulla strada della fede, ma spesso rappresenta un ostacolo al credere. Già, lo dovremmo sapere. La Chiesa è santa ma fatta di peccatori. Quei peccatori che siamo tutti noi, nessuno escluso. La Chiesa mi chiede di vivere appieno il mio tempo e mi consegna Dio. Ma me lo off re come avvolto dalla propria miseria, nell'intrico delle proprie contraddizioni e negli scarti delle proprie infedeltà. In Dio non c'è ombra, né ruga, né macchia. La Chiesa, invece, è fatta di uomini e quindi poveri uomini, fatta di miserie, debolezze. Vivere e imparare ad accettare e amare con gioia la Chiesa così com'è. Perché anch'io sono Chiesa. E anch'io ho bisogno di essere accettato ed amato dalla Chiesa con il mio carico di miserie, ombre, contraddizioni. E si realizzerà, concretamente, il tempo di vivere la Chiesa e non mi vergognerò mai della Chiesa, anzi le sarò sempre riconoscente, perfino per le sue innumerevoli ombre e smagliature.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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