Slide background

La Chiesa universale si appresta a celebrare la canonizzazione di Paolo VI, un Papa ancora troppo sconosciuto. Un Papa, un Santo nel quale lo scarto continuo tra promessa e compimento è lo scarto tra le sillabe percepite e l'intero discorso da Lui fatto in molteplici occasioni d'amore; un discorso che, per definizione, non ha escluso, non ha temuto il non-ascolto, né tanto meno il silenzio ostinato, né il fallimento. Vita autentica quella del Papa Santo bresciano. E se uno dei criteri fondamentali dell'autenticità della vita cristiana è dato dal suo coefficiente di difficoltà o di scomodità, dobbiamo tenere presente anche l'immancabile coefficiente di "pericolosità". I due criteri in Paolo VI stanno in stretto rapporto e in stretta connessione tra di loro. Pericolosità per la quiete, per le false sicurezze, per l'indifferenza, per la sufficienza, per i valori quotati in borsa, per la mentalità corrente. E se può preoccupare qualcuno l'attuale crisi nella Chiesa, per i cosiddetti "ranghi" che si riducono, per i seminari che si spopolano, per le defezioni, per le "pratiche" che registrano cali paurosi, penso che ciò di cui bisogna avere paura sia una vita cristiana insignificante. Che non ha nulla da dire. Che non dà fastidio a nessuno. Timida. Irrilevante. La vita mite di Paolo VI, insegna ancora oggi che seppur con modi pacati, educati non si possa più essere innocui. La nostra vita deve diventare un "contagio" per chiunque ci avvicina. La pacatezza del Santo bresciano pare indicarci che o la nostra fede è un virus o diventa un vaccino. Il vaccino che immunizza, che rende gli altri indifferenti, tanto da non accorgersi nemmeno di noi... Dobbiamo esser in grado di smuovere, con la nostra forza d'urto, anche i macigni più saldamente sistemati, le difficoltà che giornalmente riscontriamo potranno essere superate, soltanto se si saprà compiere una scelta decisiva: la scelta del più difficile. Non credo e non faccio riferimento alle tante soluzioni di facilità, ai compromessi, alle benevole e incomprensibili concessioni, al gioco degli equilibri per rimediare i vuoti. Non credo neppure al vecchio trucco della verniciatura esteriore, magari chiassosa, per sollecitare la curiosità e consolidare la superficialità impressionante dei "passanti". Credo, e Paolo VI ne è stato un maestro, ad un impegno più arduo. Credo che davanti ai "vuoti" del suo tempo, lui abbia insegnato la necessità di rendere ancora più stretta la "porta stretta". Che come cristiani si debba, ed occorra giocare al rialzo e osare la chiarezza, ossia dire apertamente chi siamo, che cosa chiediamo, senza attenuare le pretese, anzi sottolineando onestamente e con coraggio il prezzo decisamente salato che non è alla portata di tutte le tasche, voglio dire di tutti i polmoni e di tutti i cuori. Sulle tante questioni sul tappeto e che, come cittadini e come cristiani, ci riguardano bisogna essere chiari, bisogna conoscere e valutare attentamente. Una vita cristiana addolcita, facilitata e "chiacchierata", rischia di diventare irrilevante, innocua. Non ha più niente da dire a nessuno. É proprio il contrario che occorre! Il biglietto di ingresso nel mondo d'oggi e di domani non lo si compra con i giochi di equilibrio e con manovre di corridoio. Né si pretendono riduzioni piegandoci a qualche compromesso o promettendo di "lasciar vivere". No. Si esige di entrare, a pieno diritto pagando regolarmente il biglietto, e sfondando le porte se necessario, proprio in qualità di testimoni, di cristiani coraggiosi. Paolo VI inseguendo e amando il Cristo è stato, ed è, testimone dell'essere quotidianamente e nelle scelte anche difficili sale della terra. E, finora, nessun teologo, nessun esegeta è riuscito a dimostrare che "sale" si può tradurre con "miele". Dunque, non ci resta che recuperare l'elementare coraggio di non aver paura... cominciando proprio da noi stessi.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb