Slide background

E così, dopo la riapertura della Cattedrale, ecco la nostra Assunta di nuovo a casa! Un'occasione che ci è stata data per pregare! I soliti furbi, forse, la pensano diversamente. Ma noi vogliamo essere sinceri. Soprattutto con noi stessi. Dunque, dobbiamo riconoscere che un punto debole della nostra vita cristiana rimane sempre la preghiera. Trascorrono i secoli, gli anni, ma resta valida la richiesta degli apostoli della prima ora: "Signore, insegnaci a pregare!". Vorrei farvi riflettere un istante su un antico proverbio che mi raccontava la mia povera mamma. Non meravigliatevi di questo. Certi proverbi si possono definire "sapienza in pillole". E, a non essere schizzinosi, abbiamo parecchie cose da imparare. Il proverbio dice: "il pesce marcisce a cominciare dalla testa". Mi pare che possiamo ragionare così: le nostre esistenze perdono valore, scadono in mediocrità quando la nostalgia di Dio le ha abbandonate. "Il pesce marcisce a cominciare dalla testa". Un puntolino nero nella nostra vita spirituale, dapprima si allenta un po', quasi una cosa impercettibile, il nostro impegno nella preghiera; poi troviamo la scusa del tempo; quindi il colloquio "come tra amici" con Dio diventa un peso... Ci sono tante obiezioni che noi facciamo alla preghiera. Mancanza di tempo, stanchezza, sfiducia, difficoltà, e poi magari l'abitudine ci ha tolto l'entusiasmo. Ma c'è un'obiezione che è più radicale. Non è forse inutile la nostra preghiera? Possiamo formularla così: se Dio è veramente Dio, nelle sue perfezioni e nella pienezza del suo sapere, allora sa già tutto da sé. Non ha certo bisogno che lo teniamo informato noi con le nostre richieste, che lo aggiorniamo. La nostra preghiera, allora, non gli serve. Gli è perfettamente inutile. Verissimo. Dio non ha bisogno di esser informato da noi. Ma siamo noi che non sappiamo, che dobbiamo imparare. Adolescente è colui che non ha fatto esperienza dei propri limiti. Uno diventa adulto quando ha fatto quell'esperienza. La preghiera ha precisamente questo scopo. Farci diventare adulti, portandoci alla scoperta dei tanti nostri limiti. In questo senso si può definire come pedagogia di Dio. Occorre - e vuoi vedere che il ritorno della nostra Assunta in Cattedrale riesca ad aiutarci in questo - passare attraverso l'esperienza della propria povertà di creature umane. Soltanto le mani vuote, libere, sgombre, possono giungersi in preghiera! Essere poveri quindi. Poveri, soprattutto, di noi stessi. Ed è una cosa tremendamente difficile. Rifiutare di essere e di sentirsi realmente poveri, vuol dire impedire a Dio di essere Dio per noi. Paradossalmente, dunque, possiamo dire che non è esatto affermare che Dio non ha bisogno delle preghiere. Ne ha bisogno per potersi manifestare come amore. L'amore esige reciprocità. L'amore ha bisogno del bisogno dell'altro. Dio ha bisogno del nostro bisogno, ha bisogno della nostra povertà. L'essenziale, nella nostra preghiera e specie in questa circostanza, consiste nell'imparare a presentarci come poveri. Non si tratta di rallegrarci di una mancanza, ma di rallegrarci perché questa mancanza è occasione per dipendere da un Altro. Parlare a Dio, anche attraverso l'icona della nostra Assunta, con la nostra debolezza. Altro che formule! E ricordiamo che il fariseo era convinto di dare a Dio qualcosa, mentre il pubblicano non sapeva di fare a Dio il più bel regalo fornendogli l'occasione per manifestare la sua bontà!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

all rights reserved

powered by duemmeweb