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Caro Paolo,
   avendo potuto apprezzare e godere della tua straordinaria energia, della tua vitalità, dell'amore per la vita, mi ero convinto, anche se eri convalescente, che tu avessi una particolare dispensa rispetto ai mali di questo mondo.

   Credevo, nonostante le notizie che mi giungevano non fossero rassicuranti, che avresti continuato per molti anni, ad occuparti di progetti, di rendere operativa la carità e la sollecitudine del Vescovo Francesco, quale suo fiduciario economico. Con la notizia della tua scomparsa, giunta di buon mattino di una domenica fredda, invece lo stupore e il dolore, poi, mi hanno tramortito.

   Molte sono le cose che vorrei ricordare di te: la tua serietà e professionalità, il tuo innegabile "sapere", così come la tua stima, l'amicizia verso il Vescovo Francesco e verso i sacerdoti che ostinatamente ritenevi persone speciali. Hai sempre avuto nel cuore, da quel che mi dicono gli amici che ti hanno avvicinato anche negli ultimi tempi, Carpi, la Chiesa di Carpi. Tanti hanno avuto il grande privilegio di conoscerti e di rispettarti, ricevendo la tua stima.

   Ti ricorderemo per le tue appassionate discussioni dialettiche sovente intrattenute, sempre nel reciproco rispetto delle potenziali divergenze di vedute. Ricordo, in particolare, i tuoi punti "statistici", i tuoi schemi attraverso i quali eri in grado di fornire una lettura degli eventi, cercando soprattutto di sviluppare nei tuoi diretti interlocutori la capacità di collegare i fatti con un rapporto di causa-effetto, stimolando, provocatoriamente, il desiderio di ricerca e la capacità di valutazione su qualsiasi accadimento, indipendentemente da ogni giudizio precostituito. Hai avuto modo di insegnarci qualcosa anche nell'ultimo tratto di strada, specie a me sacerdote.

   "Prenda la sua croce..." è, forse, una delle espressioni più citate dal Vangelo. Talmente usata e abusata da essere svuotata della sua sostanza più ruvida. E, come la croce può ridursi a oggetto ornamentale, così "portare la croce" può diventare un modo di dire, una frase che non costa niente a pronunciarla, s'intende, da cui è sparito il peso reale dell'oggetto che invece dovrebbe spezzare la schiena. Ma quando ti capita di pronunciarla questa espressione in un momento che non ti piacerebbe pronunciarla, quando un amico muore, le cose cambiano. Da uomo hai percorso gran parte della tua vita dirigendo uomini, aziende, hai tirato su una famiglia come si deve ma alla fi ne, si può ben dirlo, ti sei fatto dirigere da Colui in cui hai creduto, tenacemente e coraggiosamente.

   Come suo "amico" sei stato talvolta oggetto di critiche, ma sei stato un uomo leale, vero e sincero. Hai più volte detto chi era Gesù, e nel dirlo, hai precisato, almeno per me, i lineamenti del cristiano. Lineamenti che ci dicono che al di là della croce della sofferenza e della malattia si può essere vivi e vivere oltre la morte. Mi hai insegnato e mi insegni che "prendere la croce" vuol dire abbandonarsi nella fiducia. Eri un gran estimatore e devoto di Santa Teresina di Gesù Bambino, una santa che rispetto alla riconoscenza amava dire: "ciò che attira maggiormente le grazie del buon Dio, è la riconoscenza, perché se noi lo ringraziamo per un beneficio, egli è commosso e si affretta di darcene altri dieci e se lo ringraziamo ancora con la stessa effusione, che incalcolabile moltiplicazione di grazie!

   Ne ho fatto l'esperienza, provate e vedrete...". Grazie, Signore, per averci regalato Paolo. E chissà, caro Paolo, che ricordandoti, vivendoti, anche ora che fisicamente non ci sei più, come un regalo prezioso, noi, che siamo talvolta ostinati a guardare soltanto nella direzione della terra, si torni a guardare anche verso l'alto, solo così potremo sperare di inaugurare un pezzetto di cielo già qui e ora....

   Che la terra ti sia lieve!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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